Dal giallo al rosso, i colori prodotti dai batteri sono 'economici e sostenibili'
Studio dell'UniBo: 'Così ci apriamo alla transizione ecologica dell'industria tessile'
Realizzare pigmenti naturali a partire da "fabbriche microbiche" alimentate con scarti vegetali. Perché i colori del futuro "prodotti da batteri" siano "sostenibili ed economici". È l'oggetto di uno studio guidato dall'Università di Bologna, che apre nuove prospettive per la transizione ecologica dell'industria tessile, tra i comparti, ricorda l'Unibo, a maggiore impatto ambientale per via dei coloranti sintetici derivati dal petrolio. I ricercatori hanno isolato 51 nuovi microrganismi provenienti da tre ambienti estremi italiani - il ghiacciaio Presena, i sedimenti vulcanici dell'isola di Vulcano e le emissioni idrotermali di quella di Panarea - in grado di produrre un'ampia gamma di tonalità, dal giallo al rosso fino al nero. Questo perché i batteri, come spiega Marco Candela, coordinatore dello studio per il dipartimento di farmacia e biotecnologie dell'Unibo, "producono naturalmente pigmenti per difendersi dai raggi ultravioletti, dall'ossidazione, dalle alte concentrazioni saline o dalle temperature estreme". L'idea, quindi, è utilizzarli come "biofabbriche". "Crescono - dice Candela - in bioreattori alimentati con materiali di scarto e producono pigmenti naturali che possono essere recuperati e utilizzati per la tintura dei tessuti". Nata nell'ambito di una collaborazione tra università e impresa finanziata dal Pnrr, la ricerca punta ora all'applicazione industriale. "Siamo già al lavoro per sviluppare processi tintori nei quali i pigmenti microbici vengano usati direttamente sui tessuti", sottolinea il primo autore dello studio e ricercatore all'Unibo Andrea Nicolò Dell'Acqua. "L'obiettivo è - conclude - costruire un processo del tutto circolare".
D.Nelson--RTC